GREEN SPARKS N.5 | Biomateriali by Davide Viggiano

Torna “Green Sparks” lo spazio dedicato alle scintille creative per ispirare la green community.

Una rubrica che raccoglie visioni, pratiche e approcci di designer, artisti e creativi che lavorano in dialogo con la natura, tra sostenibilità, sperimentazione e nuovi linguaggi.

Ogni appuntamento sarà un invito a esplorare idee e processi che mettono al centro natura e creatività.

In questo quinto episodio incontriamo Davide Viggiano, artista multidisciplinare con una formazione nel textile e uno sguardo guidato dalla ricerca e dalle sperimentazioni del XX secolo.

  1. Nome: Davide Viggiano
  2. Professione: Artista Multidisciplinare e Docente

3. Quando e come hai scoperto la tua passione per il design?

Mi considero una persona curiosa per natura, da sempre affascinata dalla storia antica e dal mondo delle arti visive, forse un tratto tipico dei nati nel mese di Giugno, sotto l’influenza di Mercurio. Il mio approccio al design nasce dalla mia prima formazione nel campo del Textile, alimentata soprattutto dalla mia passione per le ricerche e le sperimentazioni del XX secolo, che ancora oggi guidano la mia estetica.

4. Raccontaci di più del tuo progetto legato ai biomateriali

Ho iniziato a sperimentare con i biomateriali circa sei anni fa, durante la pandemia. Questo periodo di pausa forzata è stato fondamentale, mi ha permesso di concentrarmi completamente sulla mia produzione artistica e, soprattutto, di sperimentare. All’epoca lavoravo con il medium tessile per realizzare le mie sculture “morbide”, fatte con scarti di tessuti biologici tinti con pigmenti naturali. Sentivo però il bisogno di un materiale ancora più organico, quasi vivo, capace di richiamare la pelle umana. Da qui nascono i miei primi lavori con membrane create manipolando scarti vegetali. Da quel momento non mi sono più fermato, ho continuato a sperimentare diverse formule, costruendo un vero e proprio archivio materico per catalogare e selezionare i materiali da utilizzare nelle mie opere. Dalle membrane simili alla pelle sono passato a materiali più rigidi, come la bioceramica ottenuta da scarti di gusci d’uovo e bivalvi, o altri materiali compositi realizzati con scarti domestici, come bucce di agrumi e gusci di frutta secca. Amo lasciarmi guidare dalla natura durante il processo di trasformazione della materia organica, ogni gesto e ogni manipolazione diventano parte integrante della creazione.

5.  Prova a descrivere il tuo progetto in 3 aggettivi: Organico, Rigenerativo, Alchemico 

6.  Oltre alla ricerca e creazione, sappiamo che organizzi dei workshop. Come funzionano e su cosa vertono?

I miei workshop sono laboratori sperimentali in cui i partecipanti entrano in relazione diretta con la materia viva. L’obiettivo è trasmettere i principi dell’Economia Circolare, esplorando il cuore dei biomateriali e il loro potenziale applicativo nel design del prodotto, nella moda e nelle arti visive. Attraverso un percorso che inizia con un approccio teorico-tattile e prosegue con la manipolazione pratica, i partecipanti sperimentano una vera e propria sinergia creativa, scambiandosi idee, visioni e ricette. Gli scarti vengono triturati e amalgamati con alghe, amidi e altri estratti naturali, trasformandosi in biopolimeri 100% naturali e compostabili. Si gioca con colori, forme e texture, osservando come questi materiali possano essere disciolti e nuovamente trasformati. L’approccio multidisciplinare stimola la creatività e invita a riflettere sul potenziale degli scarti, veri strumenti di resilienza creativa e  sperimentazione.

7. In che modo le piante e la natura ispirano il tuo lavoro?

Le piante sono organismi resilienti, con un forte spirito adattativo e cooperativo. La cooperazione tra tutti gli esseri viventi: piante, animali e microrganismi, è il vero motore della natura. Credo sia essenziale per noi umani riconnetterci con essa attraverso la cooperazione e la co-creazione.

Ci siamo dissociati dalla natura, prevaricando altre specie, ma possiamo imparare molto dalle piante, come ci ricorda Stefano Mancuso nei suoi meravigliosi libri. Il mio lavoro di ricerca esplora le connessioni con tutti gli esseri viventi, con un focus particolare sulla materia-viva. Nel campo del design e della progettazione dei materiali, trovo stimolante l’approccio biomimetico, che studia ed emula forme e processi naturali per ispirare soluzioni sostenibili e innovative.

8. Coltivi piante nel tuo studio o spazio di lavoro? Se sì, quali e come influiscono sul tuo ambiente creativo?

Sono circondato dalle piante, che mi mettono di buon umore e mi infondono energia creativa. Tra le mie specie ci sono la Maranta leuconeura (nota come pianta della preghiera), la Felce del Perù, il classico Pothos da appartamento, una Sansevieria, il Falangio e la Begonia Rex, con le sue foglie rosa e verdi. Ognuna di queste piante contribuisce a creare un ambiente vivo. 

9. Desideri per il futuro

Uno dei miei obiettivi è creare in Italia un terreno fertile per la ricerca e la sperimentazione dei materiali, applicabili in diversi settori. Desidero mantenere vivo un approccio multidisciplinare, valorizzando il nostro territorio e creando una vera e propria rete di competenze.

10. C’è un luogo naturale o un giardino botanico che ti ha ispirato particolarmente?

Le mie radici lucane, la mia terra, la Basilicata, ricca di boschi e paesaggi montuosi, con il suo lato più selvaggio, i suoi colori intensi e i profumi unici, rappresentano una fonte inesauribile di ispirazione per il mio lavoro.

 

11. Cos’è per te Roma Tropicale?

Per me Roma Tropicale è un habitat di Co-creAZIONE.

12. Lasciaci con una canzone che ascolti quando sei all’opera: “Apocalypse”, Cigarettes After Sex, 2017

13. Dove possiamo trovare e seguire i tuoi progetti?

Potete seguire i miei progetti e rimanere aggiornati sulla mia attività seguendo la mia pagina Instagram: @davideviggiano_